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La Dakar: le 5 cose che devi sapere sul rally più bello del mondo

La Dakar: le 5 cose che devi sapere sul rally più bello del mondo

La Dakar, originariamente conosciuta come Parigi Dakar, è sicuramente la sfida rally più emozionante, dura e conosciuta del mondo. Il prossimo gennaio, per la terza edizione consecutiva, la gara sarà ospitata dall’Arabia Saudita. Vediamo insieme storia, curiosità e caratteristiche di un evento che porta con sé significati che vanno oltre il perimetro del motorsport.

Rally Dakar: la storia della gara più dura 

La Parigi-Dakar è stata ideata dal pilota francese Thierry Sabine, pilota automobilistico francese che nel 1976 pensò a una corsa da Parigi fino alla capitale del Senegal quando si perse nel deserto durante la gara Abidjan-Nizza. La prima edizione della Parigi-Dakar si è svolta nel 1979 e nel 1992 la competizione raggiunse addirittura la capitale del Sudafrica, Città del Capo.

Nel 2008, la Parigi-Dakar non si è svolta per pericoli legati all’azione di organizzazioni terroristiche in Mauritania. Quell’anno, quattro turisti francesi rimasero uccisi nel paese, che avrebbe dovuto ospitare ben otto prove speciali della competizione.

Dal 2009, per la prima volta, è stato il continente sudamericano ad ospitare il famosissimo rally, con la partenza da Buenos Aires, il giro di boa a Valparaíso e il ritorno nella capitale argentina.

La quarantaquattresima edizione della corsa, oggi conosciuta come La Dakar, si svolgerà dal 2 al 14 gennaio prossimo. Per la terza volta consecutiva, il rally sarà ospitato dall’Arabia Saudita con partenza da Hail, arrivo a Jeddah e un giorno di riposo a Riad.

Vediamo insieme cinque curiosità o caratteristiche che raccontano la storia e le prospettive future della corsa più dura e affascinante del mondo.

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  1. La Dakar è la gara più pericolosa al mondo 

La competizione è conosciuta come la più emozionante e dura per le numerose prove speciali, il percorso lungo e tortuoso. Quindi, una sfida anzitutto contro il pericolo, che mette a seria prova il coraggio e le capacità dei piloti. Si dice che ai bivacchi tra i partecipanti circola la frase “per arrivare primo, devi per prima cosa finire la gara”. Dakar non è solamente sinonimo di trionfi e vittorie epiche, ma -purtroppo- anche di tragedie e dolori. Se si considerano anche le vittime tra il pubblico, i giornalisti e -in generale- gli addetti ai lavori, dalla prima edizione sono ben 76 le persone che hanno perso la vita, di cui 31 erano partecipanti alla competizione come piloti. L’edizione con più vittime fu quella del 1986, in cui in un incidente di elicottero in Mali rimasero uccise cinque persone, tra cui l’organizzatore Thierry Sabine.

  1. Il protagonismo delle donne nel rally 

È stata la pilota tedesca Jutta Kleinschimdt la prima (e finora unica) donna a vincere la competizione Parigi-Dakar nel 2001, con un Mitsubishi Pajero. Ma la partecipazione delle donne alla corsa è stata importante fin dalla prima edizione del 1979, con ben sette motocicliste alla partenza. La pilota italofrancese Camelia Liparoti a bordo di un quad è arrivata al nono posto nel 2012. Oggi, è la spagnola Laia Sanz la pilota più affermata e vivace della competizione, con ben 9 partecipazioni dal 2011 e ottimi risultati raggiunti.

  1. Fernando Alonso: dalla Formula1 alla Dakar 

L’edizione del 2020 della Dakar è stata sicuramente impreziosita dalla partecipazione del due volte campione del mondo in Formula1 Fernando Alonso. Il pilota spagnolo ha concluso tutte le 12 tappe del rally, arrivando a piazzarsi al tredicesimo posto, nonostante uno spettacolare incidente, con un doppio ribaltamento, che ha limitato in maniera decisiva la sua prestazione.

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  1. Ari Vetanen, Jean Todt e il giallo della macchina rubata in Mali 

La Parigi Dakar non sarà mai una gara come le altre. La sua Storia non contiene solamente fatti sportivi, ma vere e proprie avventure che resteranno per sempre nell’identità di questa competizione. Quello avvenuto nell’undicesima edizione è un vero e proprio giallo, con la macchina del pilota Ari Vetanen rubata durante la sosta nella tappa a Bamako, in Mali. Il pilota finnico ha visto “sparire” senza lasciare alcuna traccia la propria Peugeot 405 T16, quando era a un passo dal traguardo, con un enorme vantaggio su tutti. All’epoca Jean Todt era un giovane manager del team Renault e partecipò attivamente alla ricerca dell’auto, che poi fu ritrovata nelle campagne di Bamako, ma troppo tardi per consentire a Vetanen di continuare la competizione.  

  1. 2030: l’orizzonte sostenibile della Dakar 

Negli ultimi anni la Dakar sta avanzando significativamente nel ridurre l’impatto ambientale della gara. Nel 2020, per la prima volta, la competizione si è caratterizzata per la creazione di una categoria T1-E, riservata a prototipi di auto sperimentali a energie alternative rinnovabili. Nel 2023 è previsto il debutto del primo veicolo a idrogeno, mentre l’obiettivo per il 2030 è quello di una competizione senza motori a combustione fossile. 

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La Dakar: le 5 cose che devi sapere sul rally più bello del mondo

03 Agosto 2021